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Auto aziendale: cosa si può scaricare?

“Se compro l’auto con la Partita IVA, posso scaricarla?”

È una delle domande più frequenti rivolte a un commercialista. La risposta è sì, ma quasi mai significa poter recuperare interamente il prezzo dell'automobile.

Le regole sulla deducibilità dell’auto aziendale cambiano in base a diversi elementi: chi acquista il veicolo, come viene utilizzato, il regime fiscale adottato e, in alcuni casi, l’attività svolta.

Una SRL, una ditta individuale, un libero professionista e un agente di commercio possono quindi trovarsi davanti a trattamenti fiscali molto diversi.

Prima di acquistare o noleggiare un'automobile pensando di “scaricarla”, bisogna inoltre capire una distinzione fondamentale: dedurre un costo e detrarre l’IVA non sono la stessa cosa.

Vediamo quindi cosa si può scaricare realmente dall’auto aziendale, quanto si può recuperare e quando invece l’acquisto dell'automobile produce un vantaggio fiscale molto più limitato di quanto si possa pensare.

Cosa significa “scaricare” un’auto aziendale?

Nel linguaggio comune si utilizza spesso l'espressione “scaricare l’auto”, ma dal punto di vista fiscale bisogna distinguere due concetti completamente diversi.

Il primo è la deduzione del costo.

Dedurre significa utilizzare una parte della spesa sostenuta per diminuire il reddito sul quale vengono calcolate le imposte.

Se, per esempio, un'impresa può dedurre 3.000 euro di un determinato costo, non significa che riceverà indietro 3.000 euro. Significa che il suo reddito fiscalmente imponibile potrà essere ridotto di quella somma.

Il secondo concetto è la detrazione dell’IVA.

In questo caso si parla dell’IVA pagata sull'acquisto dell'automobile o sulle relative spese che può essere sottratta dall'IVA dovuta dall'attività.

Sono quindi due vantaggi diversi:

  • deduzione = riduce il reddito imponibile;
  • detrazione IVA = consente di recuperare una quota dell’IVA pagata.

Quando qualcuno afferma che un'auto è “scaricabile al 20%”, quindi, bisogna capire se sta parlando del costo oppure dell’IVA. Confondere i due concetti può portare a valutazioni completamente sbagliate sulla reale convenienza dell’acquisto.

Auto aziendale: serve una SRL o basta la Partita IVA?

Per poter beneficiare fiscalmente dei costi dell'auto non è necessario avere una SRL.

Anche una ditta individuale o un libero professionista titolare di Partita IVA può sostenere spese relative a un'automobile utilizzata nell'attività.

Quello che cambia è soprattutto il regime fiscale e il modo in cui il mezzo viene utilizzato.

SRL e società

Una SRL può acquistare, prendere in leasing oppure noleggiare un'automobile.

Ma attenzione: intestare l'auto alla società non significa automaticamente poter scaricare il 100% del costo.

Se si tratta di una normale automobile utilizzata sia per lavoro che per scopi privati, si applicano generalmente i limiti previsti dall'articolo 164 del TUIR.

Ditta individuale

Anche una ditta individuale può acquistare un'automobile e dedurre parte dei relativi costi.

In linea generale, per una normale autovettura adibita ad uso promiscuo (per lavoro e non) si applica la deducibilità del 20%, secondo i limiti previsti dalla normativa.

Non serve quindi costituire una SRL solo per poter acquistare un'auto attraverso l'attività.

Libero professionista

Anche un professionista in regime ordinario può dedurre i costi dell'automobile secondo le percentuali previste dalla normativa.

Per l'attività professionale esercitata individualmente, la deducibilità è però ammessa limitatamente a un solo veicolo.

Partita IVA in regime forfettario

Il discorso cambia completamente per chi applica il regime forfettario.

Nel forfettario i costi effettivamente sostenuti non vengono utilizzati analiticamente per determinare il reddito imponibile. Il reddito viene infatti calcolato applicando ai ricavi o compensi un determinato coefficiente di redditività.

Questo significa che acquistare un'automobile da 10.000, 20.000 o 40.000 euro non consente al contribuente forfettario di dedurre analiticamente il costo dell'auto.

Inoltre, il contribuente forfettario, salvo particolari situazioni previste dalla normativa, non esercita il normale diritto alla detrazione dell'IVA sugli acquisti.

Se quindi sei in regime forfettario e stai pensando di acquistare un'auto esclusivamente perché “così la scarico”, è importante valutare bene l'operazione prima dell'acquisto.

Quanto si può dedurre dall’auto aziendale?

Per una normale automobile utilizzata da un'impresa o da un professionista, ma non qualificabile come esclusivamente strumentale, la regola generale prevede una deducibilità del 20%.

Esiste però anche un limite al valore fiscalmente riconosciuto del veicolo.

Per le autovetture, il costo massimo fiscalmente rilevante è pari a 18.075,99 euro.

Questo passaggio è fondamentale.

Se un'impresa acquista un'auto che costa 40.000 euro, non può semplicemente calcolare:

40.000 × 20% = 8.000 euro.

Il calcolo deve invece tenere conto del limite fiscale.

In termini semplificati:

18.075,99 × 20% = 3.615,20 euro

Questo rappresenta l'importo massimo complessivo del costo di acquisto fiscalmente deducibile secondo il regime ordinario, da considerare attraverso il processo di ammortamento previsto fiscalmente.

Quando la deducibilità può arrivare al 100%?

Il trattamento cambia quando il veicolo è esclusivamente strumentale all'attività propria dell'impresa.

È però fondamentale capire cosa significa “strumentale”.

Non basta utilizzare frequentemente l'automobile per andare dai clienti o spostarsi per lavoro.

La strumentalità esclusiva è un concetto molto più restrittivo: il mezzo deve essere indispensabile per lo svolgimento dell'attività caratteristica.

Pensiamo, per esempio, ai veicoli utilizzati nell'attività di noleggio o ai taxi.

Dire semplicemente “uso l'auto solo per lavoro” non rende automaticamente il veicolo deducibile al 100%.

Agenti e rappresentanti di commercio

La normativa riconosce un trattamento più favorevole agli agenti e rappresentanti di commercio.

In questo caso la percentuale di deducibilità sale all'80% e il limite fiscalmente riconosciuto per l'autovettura sale a 25.822,84 euro.

Auto concessa al dipendente

Un'altra situazione particolare è quella dell'auto aziendale concessa in uso promiscuo al dipendente, cioè utilizzata sia per esigenze lavorative sia per esigenze personali.

Se vengono rispettate le condizioni previste dalla normativa e il veicolo viene assegnato al dipendente per la maggior parte del periodo d'imposta, i relativi costi sono generalmente deducibili nella misura del 70%, senza il limite ordinario di 18.075,99 euro previsto per le normali auto aziendali.

L'assegnazione genera però anche un fringe benefit per il lavoratore, che deve essere correttamente gestito in busta paga.

Quanta IVA si può detrarre sull’auto aziendale?

La seconda parte del problema riguarda l'IVA.

Per le normali autovetture utilizzate sia nell'attività sia potenzialmente per esigenze personali, la regola generale consente di detrarre il 40% dell'IVA.

Facciamo un esempio molto semplice.

Supponiamo di acquistare un'automobile al prezzo di:

30.000 euro + IVA 22%

L'IVA è pari a:

6.600 euro

Applicando la detrazione ordinaria del 40%:

6.600 × 40% = 2.640 euro

L'impresa può quindi recuperare, in questa simulazione, 2.640 euro di IVA.

Il restante 60% dell'IVA rimane indetraibile.

Anche in questo caso esistono però delle eccezioni.

Quando il veicolo è utilizzato esclusivamente nell'esercizio dell'impresa, dell'arte o della professione e ne ricorrono effettivamente i requisiti, la limitazione forfettaria al 40% non trova applicazione.

Un trattamento specifico è previsto anche per agenti e rappresentanti di commercio, per i quali la limitazione al 40% non opera secondo le regole previste dalla disciplina IVA.

È importante quindi non confondere mai:

20% di deducibilità del costo

con

40% di detraibilità dell'IVA.

Sono due percentuali che agiscono su basi completamente differenti.

Quali spese dell’auto aziendale si possono scaricare?

Il vantaggio fiscale non riguarda necessariamente soltanto l'acquisto del mezzo.

Durante la vita dell'auto l'impresa sostiene numerosi altri costi.

Tra le principali spese legate all'utilizzo del veicolo troviamo:

  • carburante;
  • ricarica elettrica;
  • manutenzione;
  • riparazioni;
  • pneumatici;
  • ricambi;
  • assicurazione;
  • bollo;
  • parcheggi e altre spese connesse all'utilizzo del mezzo, quando fiscalmente rilevanti e documentate.

In linea generale, le spese relative ai veicoli seguono il regime di deducibilità previsto per quella specifica automobile.

Quindi, nel caso ordinario di un'autovettura aziendale soggetta alla deducibilità del 20%, anche molti dei costi di gestione saranno fiscalmente deducibili nella stessa percentuale.

Per l'IVA sulle spese relative al mezzo, come manutenzione, riparazione, carburante e altri servizi soggetti a IVA, opera generalmente la stessa percentuale di detraibilità prevista per l'automobile.

Per una normale auto a uso non esclusivamente aziendale, quindi, l'IVA è generalmente detraibile al 40%.

Per il carburante occorre inoltre prestare particolare attenzione alla documentazione fiscale e alla modalità di pagamento. Ai fini della deducibilità e della detrazione IVA devono essere rispettati gli obblighi di tracciabilità previsti dalla normativa.

Non basta quindi effettuare una spesa: bisogna anche poterla documentare correttamente.

Auto aziendale: quanto si scarica su un acquisto da 30.000 euro?

Facciamo ora una simulazione per rendere più chiaro il meccanismo.

Supponiamo che una SRL acquisti una normale autovettura che non rappresenta un bene esclusivamente strumentale.

Prezzo dell'automobile:

30.000 euro + IVA

IVA al 22%:

6.600 euro

Totale fattura:

36.600 euro

Detrazione IVA indicativa

Considerando la detrazione ordinaria del 40%:

6.600 × 40% = 2.640 euro di IVA detraibile

Non significa quindi recuperare tutti i 6.600 euro di IVA.

Deduzione del costo

Per la deducibilità ai fini delle imposte sui redditi entra invece in gioco il limite fiscale di 18.075,99 euro.

Applicando la percentuale del 20%:

18.075,99 × 20% = 3.615,20 euro

Questa è, in termini semplificati, la quota massima complessivamente rilevante ai fini della deduzione fiscale del costo del veicolo nel regime ordinario, da ripartire secondo le regole di ammortamento.

Ed è qui che si comprende perché la frase:

“Compro un'auto da 30.000 euro e la scarico”

può essere molto fuorviante.

Non vengono restituiti 30.000 euro.

Non vengono nemmeno restituiti 3.615 euro.

La deduzione di 3.615,20 euro riduce il reddito imponibile. Il risparmio fiscale effettivo dipenderà quindi dalle imposte applicabili all'impresa.

Il vero vantaggio deve essere calcolato considerando contemporaneamente IVA recuperabile, deduzione fiscale, modalità di acquisto e situazione dell'attività.

Acquisto, leasing o noleggio: cosa cambia per l’auto aziendale?

Non è obbligatorio acquistare direttamente il veicolo.

L'impresa può valutare anche il leasing o il noleggio a lungo termine.

Nel noleggio di una normale autovettura il limite fiscale ordinario relativo alla componente di locazione è pari a 3.615,20 euro annui, al quale viene poi applicata la percentuale di deducibilità del 20%.

Questo significa che il massimo relativo alla sola componente di noleggio del veicolo può arrivare, nella situazione ordinaria, a:

3.615,20 × 20% = 723,04 euro all'anno.

Quando il contratto distingue chiaramente il canone relativo all'automobile dai servizi accessori, come manutenzione, assicurazione, pneumatici e assistenza, questi ultimi vengono trattati separatamente secondo le rispettive regole fiscali. Ciò significa che il canone di locazione sarà deducibile solo fino a concorrenza del tetto massimo annuale pari a 723,04 euro, mentre i canoni dei servizi accessori saranno deducibili al 20% senza alcun tetto massimo. 

Per gli agenti e rappresentanti di commercio anche il limite del noleggio è più elevato.

La scelta tra acquisto, leasing e noleggio non dovrebbe però essere effettuata esclusivamente sulla base della deducibilità fiscale, che nella sostanza cambia poco.

Devono essere considerati anche:

  • liquidità disponibile;
  • durata prevista di utilizzo del mezzo;
  • chilometraggio;
  • costi di manutenzione;
  • valore futuro dell'automobile;
  • esigenze finanziarie dell'impresa.

La soluzione fiscalmente più deducibile non è necessariamente quella economicamente più conveniente.

Quando conviene intestare l’auto alla società o alla Partita IVA?

La risposta dipende dalla situazione concreta.

Non è necessario avere una SRL per beneficiare della fiscalità relativa a un veicolo e, soprattutto, costituire una società soltanto per poter “scaricare la macchina” difficilmente rappresenta una buona motivazione fiscale.

Una ditta individuale in regime ordinario, un professionista e una società possono già beneficiare, con regole differenti, delle deduzioni previste.

Il vero confronto da effettuare riguarda:

quanto costa l'automobile, quanto viene utilizzata per lavoro, quale regime fiscale si applica e quale beneficio fiscale concreto si ottiene.

Particolare attenzione va prestata ai contribuenti in regime forfettario, perché l'acquisto dell'auto non genera la normale deduzione analitica del costo e non permette di recuperare l'IVA secondo le regole ordinarie.

Prima di acquistare un'auto da 30.000, 50.000 o 70.000 euro pensando al risparmio fiscale, quindi, è molto più utile effettuare una simulazione.

Studio STF, studio commercialista a Saronno, può valutare il trattamento fiscale dell'automobile in base alla situazione dell'impresa o del professionista, confrontando acquisto, leasing e noleggio e verificando la reale deducibilità dei costi e la detraibilità dell'IVA.

Se stai pensando di acquistare un'auto attraverso la tua attività e vuoi capire quanto puoi scaricare realmente, puoi contattare Studio STF al numero 02 868 820 44 oppure scrivere a info@studiostf.net.

 

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Quanto costa davvero un dipendente all’azienda nel 2026?

Quando un’azienda decide di assumere una nuova risorsa, conoscere lo stipendio concordato con il lavoratore non è sufficiente per capire quale sarà il costo effettivo dell’assunzione.

Una RAL di 30.000 euro, per esempio, non significa che l’azienda sosterrà un costo annuale di soli 30.000 euro. Alla Retribuzione Annua Lorda devono infatti essere aggiunti contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, TFR, premio INAIL ed eventuali ulteriori oneri previsti dal contratto collettivo applicato.

Quanto costa quindi un dipendente all’azienda?

In termini puramente indicativi, in un rapporto di lavoro ordinario e in assenza di particolari agevolazioni contributive, il costo complessivo può arrivare a circa 1,35-1,40 volte la RAL.

Un dipendente con una RAL di 30.000 euro potrebbe quindi generare un costo aziendale indicativo superiore ai 40.000 euro all’anno.

Non esiste tuttavia una percentuale valida per tutte le imprese. Il costo effettivo dipende dal CCNL applicato, dal settore di attività, dall’inquadramento previdenziale, dalla qualifica del lavoratore, dal rischio INAIL, dalle dimensioni dell’impresa e dall’eventuale presenza di incentivi alle assunzioni.

Vediamo quindi quali elementi considerare per effettuare un calcolo aziendale indicativo del costo di un dipendente.

Indice

  1. RAL, netto e costo aziendale: quali sono le differenze
  2. Come si calcola il costo di un dipendente
  3. Contributi, TFR e INAIL
  4. Quanto costa un dipendente con RAL di 30.000 euro
  5. Esempi di costo aziendale per diverse RAL
  6. Quanto costa un dipendente che percepisce circa 2.000 euro netti
  7. Incentivi alle assunzioni e riduzione del costo
  8. Perché calcolare il costo prima di assumere

RAL, stipendio netto e costo aziendale: qual è la differenza?

Per capire quanto costa un dipendente all’azienda, bisogna innanzitutto distinguere tre valori: stipendio netto, RAL e costo aziendale.

Lo stipendio netto è la somma che il lavoratore riceve effettivamente dopo l’applicazione dei contributi previdenziali a suo carico, dell’IRPEF e delle relative addizionali.

La RAL, Retribuzione Annua Lorda, rappresenta invece la retribuzione lorda annuale riconosciuta al dipendente. Comprende anche le mensilità aggiuntive previste dal contratto, come tredicesima ed eventuale quattordicesima.

Il costo aziendale è un dato ancora diverso.

Alla RAL devono infatti essere aggiunti gli oneri che rimangono direttamente a carico dell’impresa.

In forma semplificata:

Costo aziendale = RAL + contributi del datore di lavoro + TFR + INAIL + eventuali altri oneri

Questo significa che il valore che compare nella busta paga del lavoratore è soltanto una parte del costo complessivo sostenuto dall’impresa.

Un dipendente che riceve circa 2.000 euro netti al mese può quindi costare all’azienda molto più della semplice somma delle mensilità percepite.

Per questo motivo, prima di procedere a una nuova assunzione, è consigliabile effettuare un calcolo aziendale indicativo basato sulla posizione effettiva dell’impresa e sull’inquadramento previsto per il lavoratore.

Come si calcola il costo di un dipendente all’azienda?

Il punto di partenza è la RAL.

A questa devono essere aggiunti diversi elementi.

Contributi previdenziali a carico del datore

Una parte dei contributi previdenziali viene trattenuta direttamente dalla retribuzione del dipendente, mentre un’altra parte è sostenuta dal datore di lavoro.

Non esiste però una percentuale unica applicabile indistintamente a tutte le aziende.

Il valore può cambiare in funzione di:

  • settore di attività;
  • CCNL applicato;
  • inquadramento previdenziale;
  • numero di dipendenti;
  • qualifica del lavoratore;
  • tipologia di contratto;
  • eventuali fondi previsti dal contratto collettivo.

Nelle simulazioni che seguono utilizzeremo, esclusivamente a titolo esemplificativo, un’incidenza contributiva complessiva a carico del datore vicina al 29,5%.

Si tratta di un calcolo aziendale indicativo, non di un’aliquota valida per qualsiasi impresa.

Trattamento di Fine Rapporto

Durante il rapporto di lavoro il dipendente matura inoltre il TFR, Trattamento di Fine Rapporto.

La quota teorica annuale viene determinata dividendo la retribuzione utile per 13,5. Considerando anche il contributo dello 0,50% nei casi in cui è dovuto, nelle nostre simulazioni utilizzeremo un’incidenza indicativa vicina al 6,9% della RAL.

Anche se il TFR non viene normalmente corrisposto ogni mese al lavoratore, rappresenta un costo che matura annualmente e che deve essere considerato dall’azienda.

Premio INAIL

Un altro elemento è rappresentato dall’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro.

Il premio INAIL non ha un’aliquota unica.

Il costo dipende dalla lavorazione svolta e dal rischio assicurativo collegato all’attività.

Un dipendente che svolge prevalentemente attività amministrativa avrà generalmente un profilo differente rispetto a un operaio impiegato in attività produttive o nell’utilizzo di determinati macchinari.

Negli esempi successivi ipotizzeremo un valore dello 0,5%, esclusivamente per rendere più semplice il calcolo.

Anche questo valore deve quindi essere considerato unicamente come calcolo aziendale indicativo.

Contributi, TFR, INAIL e altri costi del dipendente

RAL e contributi non sono gli unici elementi che possono incidere sul costo del personale.

A seconda dell’impresa e del contratto applicato possono essere presenti ulteriori voci, come:

  • fondi di assistenza sanitaria;
  • previdenza complementare;
  • enti bilaterali;
  • buoni pasto;
  • welfare aziendale;
  • premi di risultato;
  • straordinari;
  • indennità;
  • trasferte;
  • formazione obbligatoria;
  • strumenti e dotazioni necessarie allo svolgimento dell’attività.

Bisogna inoltre distinguere il costo contrattuale del dipendente dal costo economico complessivo della sua presenza in azienda.

Un computer, una postazione di lavoro, software professionali, un’automobile aziendale, uno smartphone o particolari dispositivi di sicurezza rappresentano infatti ulteriori costi che l’azienda può dover sostenere.

Per questo motivo, quando un imprenditore valuta una nuova assunzione, è utile andare oltre la semplice RAL e considerare l’intero investimento necessario per inserire quella persona nella propria organizzazione.

Quanto costa un dipendente con RAL di 30.000 euro?

Facciamo un esempio concreto.

Ipotizziamo un dipendente con:

  • RAL di 30.000 euro;
  • contratto a tempo indeterminato;
  • mansione impiegatizia;
  • nessuna agevolazione contributiva;
  • rischio INAIL contenuto.

Per rendere comprensibile il meccanismo utilizziamo contributi datoriali ipotetici pari al 29,5%, TFR al 6,9% e premio INAIL dello 0,5%.

Calcolo aziendale indicativo

Voce Importo annuo indicativo
RAL 30.000 €
Contributi datore di lavoro, ipotesi 29,5% 8.850 €
TFR, ipotesi circa 6,9% 2.070 €
INAIL, ipotesi 0,5% 150 €
Costo aziendale indicativo 41.070 €

Una RAL di 30.000 euro potrebbe quindi generare un costo aziendale indicativo di circa 41.000 euro all’anno.

Rapportando il valore annuale a dodici mesi, l’investimento medio sostenuto dall’impresa sarebbe superiore a 3.400 euro al mese.

È importante ribadire che questa simulazione non rappresenta un preventivo relativo a una specifica assunzione.

Il valore reale deve essere determinato considerando il CCNL applicato, il livello del lavoratore, la posizione contributiva dell’azienda, il premio INAIL effettivo e gli eventuali altri oneri contrattuali.

Il calcolo serve però a comprendere un principio fondamentale: 30.000 euro di RAL non equivalgono a 30.000 euro di costo per l’azienda.

Costo dipendente da RAL: alcuni esempi

Possiamo utilizzare lo stesso criterio per confrontare differenti livelli retributivi.

Calcolo aziendale indicativo

RAL annua Costo aziendale indicativo
25.000 € circa 34.200 €
30.000 € circa 41.100 €
35.000 € circa 47.900 €
40.000 € circa 54.800 €
41.000 € circa 56.100 €

Anche in questo caso si tratta di calcoli aziendali indicativi, ottenuti utilizzando le medesime ipotesi contributive dell’esempio precedente.

La tabella è particolarmente utile per capire quanto il budget necessario per un’assunzione possa essere superiore alla RAL concordata.

Se un’impresa assumesse, per esempio, tre dipendenti con una RAL di 30.000 euro ciascuno, non dovrebbe prevedere soltanto 90.000 euro di costo annuale.

Applicando la nostra simulazione, il costo aziendale indicativo complessivo sarebbe superiore a 123.000 euro all’anno.

Per una piccola o media impresa una differenza di oltre 30.000 euro può incidere in maniera significativa sui margini, sui flussi di cassa e sulla sostenibilità dell’investimento.

Dipendente da circa 2.000 euro netti: quanto può costare all’azienda?

Un altro modo interessante per comprendere il costo del personale è partire dallo stipendio netto desiderato dal lavoratore.

Consideriamo, per esempio, una RAL di 41.000 euro.

In una simulazione fiscale effettuata considerando 14 mensilità e determinate ipotesi relative alle addizionali locali, il lavoratore potrebbe arrivare a un netto annuale nell’ordine di circa 28.000 euro, equivalente a una media vicina ai 2.000 euro netti per 14 mensilità.

Per il datore di lavoro, però, il costo sarebbe molto diverso.

Calcolo aziendale indicativo su RAL di 41.000 euro

Voce Importo annuo indicativo
RAL 41.000 €
Contributi datore, ipotesi 29,5% 12.095 €
TFR, ipotesi 6,9% 2.829 €
INAIL, ipotesi 0,5% 205 €
Costo aziendale indicativo 56.129 €

Possiamo quindi osservare una differenza importante:

circa 28.000 euro netti percepiti dal lavoratore

contro

circa 56.000 euro di costo aziendale indicativo.

Naturalmente i due valori non devono essere confrontati come se la differenza fosse costituita interamente da “tasse”.

Una parte riguarda infatti i contributi previdenziali del lavoratore, una parte l’IRPEF, una parte i contributi a carico del datore di lavoro, una parte il TFR e un’altra ancora l’assicurazione INAIL e gli eventuali oneri contrattuali.

È però un esempio molto efficace per capire perché, quando un’impresa valuta una nuova assunzione, lo stipendio netto rappresenta soltanto una parte dell’equazione.

Incentivi alle assunzioni: il costo aziendale può diminuire

Le simulazioni precedenti considerano assunzioni prive di particolari agevolazioni.

In presenza dei requisiti previsti dalla normativa, l’impresa può però avere accesso a esoneri o incentivi contributivi che possono ridurre significativamente il costo del lavoratore.

Le agevolazioni possono essere collegate, per esempio, all’età del lavoratore, alla sua condizione occupazionale, al genere, al territorio, alla tipologia contrattuale o alla trasformazione di un rapporto a termine in un rapporto stabile.

Prima di procedere con una nuova assunzione è quindi opportuno verificare:

  • requisiti del lavoratore;
  • requisiti del datore di lavoro;
  • tipologia di contratto richiesta;
  • durata dell’incentivo;
  • importo massimo dell’esonero;
  • eventuali condizioni relative all’incremento occupazionale;
  • possibilità di cumulo con altre agevolazioni.

L’effetto può essere rilevante.

Un calcolo aziendale indicativo effettuato senza considerare gli incentivi potrebbe infatti restituire un costo sensibilmente superiore rispetto a quello che l’impresa potrebbe sostenere sfruttando correttamente un’agevolazione disponibile.

La verifica deve però essere effettuata prima dell’assunzione, perché non tutti gli incentivi sono applicabili retroattivamente e spesso devono essere rispettati requisiti specifici.

Quanto costa davvero assumere un dipendente?

La domanda “quanto costa un dipendente all’azienda?” non ha quindi una risposta valida per tutte le imprese.

La RAL rappresenta soltanto il punto di partenza.

Per conoscere il costo reale bisogna valutare:

  • retribuzione annuale lorda;
  • contributi previdenziali a carico dell’impresa;
  • TFR;
  • premio INAIL;
  • eventuali fondi e contributi previsti dal CCNL;
  • benefit e strumenti aziendali;
  • eventuali incentivi contributivi.

Effettuare un calcolo aziendale indicativo prima di procedere con l’assunzione permette all’imprenditore di capire se l’investimento è sostenibile, di programmare correttamente il budget del personale e di valutare eventuali alternative.

Per una piccola o media impresa conoscere in anticipo una differenza di 10.000, 15.000 o 20.000 euro sul costo annuale di una risorsa può cambiare completamente la valutazione economica dell’assunzione.

Studio STF, studio di commercialisti e consulenza del lavoro a Saronno, può supportare aziende e datori di lavoro nella simulazione del costo di una nuova risorsa, nella verifica del corretto inquadramento e nell’analisi degli eventuali incentivi disponibili.

Se stai valutando una nuova assunzione, puoi richiedere a Studio STF un calcolo aziendale indicativo personalizzato, basato sul CCNL applicato, sull’inquadramento previsto e sulle caratteristiche della tua impresa.

Per maggiori informazioni è possibile contattare Studio STF a Saronno al numero 02 868 820 44 oppure scrivere a info@studiostf.net.