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Quanto accantonare per tasse e INPS con la partita IVA forfettaria

Con la partita IVA forfettaria conviene accantonare ogni mese tra il 15% e il 30% di quello che fatturi per tasse e contributi INPS. La percentuale esatta dipende da tre cose: il tipo di attività, l'aliquota (15% o 5%) e la gestione INPS a cui sei iscritto.

Il motivo per cui serve un accantonamento è semplice. Il dipendente riceve lo stipendio già netto, perché tasse e contributi li trattiene il datore di lavoro. Chi ha la partita IVA incassa invece l'intero importo della fattura e paga tutto dopo, in poche scadenze concentrate.

Il rischio più comune lo chiamiamo la trappola del secondo anno: nel primo anno di attività non si versano acconti, e molti spendono quello che incassano. A giugno dell'anno dopo arrivano insieme il saldo del primo anno e gli acconti del secondo. È il momento in cui molti si accorgono di non avere la liquidità.

In questa guida vedi quanto pesano davvero imposte e contributi, quale percentuale mettere da parte per ogni tipo di attività e quando paghi. Se vuoi la cifra esatta sul tuo caso, inserisci fatturato e settore nel nostro calcolatore del netto con partita IVA: la differenza tra fatturato e netto è quello che devi accantonare.

Come si calcolano tasse e contributi nel forfettario?

Nel regime forfettario le tasse non si calcolano sui costi reali, ma su una quota fissa del fatturato. Il calcolo segue tre passaggi.

  1. Reddito imponibile. Moltiplichi il fatturato incassato per il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO: 78% per i professionisti, 86% per edilizia e immobiliare, 40% per il commercio, 67% per la maggior parte delle altre attività. Trovi tutti i passaggi nella nostra guida all'apertura della partita IVA in regime forfettario.
  2. Contributi INPS. Dipendono dalla gestione a cui sei iscritto:
    • Gestione Separata (professionisti senza cassa): 26,07% del reddito, senza importi minimi.
    • Artigiani: contributo fisso di 4.521,36 euro l'anno fino a 18.808 euro di reddito, poi il 24% sulla parte che supera questa soglia.
    • Commercianti: contributo fisso di 4.611,64 euro fino a 18.808 euro di reddito, poi il 24,48%.
    • Artigiani e commercianti in forfettario possono chiedere la riduzione del 35% dei contributi, che però riduce anche la pensione futura.
  3. Imposta sostitutiva. Applichi il 15% al reddito meno i contributi versati nell'anno. Per le nuove attività l'aliquota scende al 5% per i primi cinque anni, se rispetti i requisiti.

L'imposta sostitutiva sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP: non ci sono altre imposte sul reddito da aggiungere. Restano i costi minori come il bollo da 2 euro sulle fatture sopra 77,47 euro e, per le imprese, il diritto annuale della Camera di commercio.

I contributi fissi pesano di più quando fatturi poco: un artigiano paga oltre 4.500 euro anche con un reddito di 10.000 euro. Per questo, con fatturati bassi, la percentuale da accantonare sale.

Quale percentuale del fatturato mettere da parte?

Un professionista in Gestione Separata deve accantonare circa il 30% di ogni incasso, un artigiano circa il 25%, un commerciante tra il 15% e il 25%. La tabella mostra quanto pesano imposta e contributi sul fatturato, con l'aliquota al 15%.

Attività (coefficiente) Fatturato 20.000 € Fatturato 30.000 € Fatturato 50.000 € Con aliquota 5%, a 30.000 €
Professionista in Gestione Separata (78%) 29,0% 29,0% 29,0% 23,2%
Artigiano edile o impiantista (86%) 32,1% 30,5% 30,5% 23,9%
Artigiano, altre attività (67%) 29,3% 23,7% 23,7% 18,6%
Artigiano con riduzione del 35% (67%) 22,5% 18,9% 18,9% 13,3%
Commerciante (40%) 25,6% 19,1% 14,3% 16,6%
Commerciante con riduzione del 35% (40%) 18,7% 14,5% 11,4% 11,5%

Stime dello Studio STF sui parametri INPS 2026. I contributi sono considerati dedotti nello stesso anno, come avviene quando l'attività è a regime. Non sono inclusi bollo, diritto camerale e costi del commercialista. Professionisti con cassa propria (ingegneri, avvocati, medici) seguono regole diverse.

Due regole pratiche aiutano a non sbagliare:

  • Arrotonda per eccesso di 2 o 3 punti. Se la tabella dice 23,7%, metti da parte il 26%: l'eccedenza ti torna utile per gli acconti del secondo anno.
  • Ricalcola ogni sei mesi. Se il fatturato cambia molto, cambia anche la percentuale, soprattutto per artigiani e commercianti con i contributi fissi.

Per avere la percentuale esatta sul tuo fatturato e sul tuo codice ATECO, usa il calcolatore partita IVA forfettaria dello Studio STF nella sezione Partita IVA: ti restituisce il netto annuo, e tutto il resto va accantonato.

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Quanto accantonare ogni mese? Tre esempi

Tre casi tipici, tutti con l'aliquota al 15%, mostrano come cambia l'importo da mettere da parte ogni mese.

Esempio Fatturato Reddito imponibile Contributi INPS Imposta 15% Totale da accantonare Al mese
Grafica freelance, Gestione Separata (78%) 40.000 € 31.200 € 8.134 € 3.460 € 11.594 € (29,0%) 966 €
Idraulico, artigiano (86%) 50.000 € 43.000 € 10.327 € 4.901 € 15.228 € (30,5%) 1.269 €
Negozio, commerciante (40%) 50.000 € 20.000 € 4.903 € 2.264 € 7.168 € (14,3%) 597 €

Come leggere la tabella, prendendo la grafica come esempio:

  1. Il reddito è 40.000 × 78% = 31.200 euro.
  2. I contributi in Gestione Separata sono 31.200 × 26,07% = 8.134 euro.
  3. L'imposta è il 15% di 31.200 – 8.134 = 23.066 euro, cioè 3.460 euro.
  4. Il totale è 11.594 euro: su ogni fattura da 1.000 euro ne restano liberi circa 710.

Idraulico e negozio fatturano la stessa cifra, ma l'idraulico accantona il doppio. Il motivo è il coefficiente: l'86% contro il 40% significa un reddito imponibile più che doppio.

Vuoi rifare il conto con il tuo fatturato? Nel calcolatore del netto per partite IVA forfettarie scegli il settore, la gestione INPS e l'aliquota: in pochi secondi vedi quanto ti resta e quanto devi mettere da parte.

Quando si pagano tasse e contributi, e perché il secondo anno costa di più?

Nel forfettario si paga in due scadenze principali: 30 giugno (saldo dell'anno prima e primo acconto) e 30 novembre (secondo acconto), salvo proroghe. Gli acconti sono anticipi sull'anno in corso, calcolati su quanto hai dovuto l'anno precedente.

Cosa 30 giugno 30 novembre
Imposta sostitutiva Saldo anno precedente + acconto del 50% Acconto del 50%
Gestione Separata Saldo anno precedente + acconto del 40% Acconto del 40%
Artigiani e commercianti, parte oltre il minimale Saldo + acconto, alle stesse date Acconto
Artigiani e commercianti, contributi fissi Quattro rate: maggio, agosto, novembre, febbraio

Nel primo anno non si pagano acconti sull'imposta né sui contributi a percentuale, perché l'anno prima non c'era reddito. Artigiani e commercianti versano comunque le rate dei contributi fissi.

Nel secondo anno arriva tutto insieme. Riprendiamo la grafica dell'esempio, con 40.000 euro fatturati il primo anno:

  • Al 30 giugno paga circa 18.400 euro: saldo dell'imposta (4.680), saldo dei contributi (8.134) e i primi acconti (2.340 + 3.254).
  • Al 30 novembre paga altri 5.600 euro di secondo acconto.
  • In totale, circa 24.000 euro in sei mesi, dopo un primo anno senza versamenti.

L'imposta del primo anno è più alta del normale (4.680 euro invece di 3.460) perché nell'anno non sono stati versati contributi da dedurre. Gli acconti non sono una tassa in più: vengono scalati dal saldo dell'anno successivo. Ma la liquidità deve esserci al momento giusto.

Se la cifra di giugno è troppo alta, saldo e primo acconto si possono rateizzare fino a dicembre, con interessi. Se invece prevedi di fatturare molto meno dell'anno prima, puoi ridurre gli acconti con il metodo previsionale: va valutato con il commercialista, perché un errore di stima comporta sanzioni.

Come organizzare l'accantonamento senza pensarci?

Il metodo più sicuro è automatico: ogni volta che incassi una fattura, sposti subito la percentuale su un conto separato. Così non devi ricordarti nulla e non rischi di spendere soldi che non sono tuoi.

  1. Apri un secondo conto o un salvadanaio digitale dedicato solo a tasse e contributi. Molte banche online lo offrono senza costi aggiuntivi.
  2. A ogni incasso, sposta la tua percentuale. Su una fattura da 2.000 euro, un professionista in Gestione Separata accantona 600 euro, un artigiano circa 500.
  3. Non toccare il conto fino alle scadenze. Serve per giugno, novembre e, per artigiani e commercianti, per le quattro rate dei contributi fissi.
  4. Fai il punto due volte l'anno, a maggio e a ottobre, prima delle scadenze. Confronta quanto hai accantonato con quanto devi pagare e correggi la percentuale.
  5. Tieni da parte anche i costi fissi: bollo sulle fatture, diritto camerale per le imprese, assicurazioni e onorario del commercialista.

Se il tuo fatturato cresce e si avvicina alle soglie del forfettario, la percentuale da accantonare può cambiare del tutto. Abbiamo spiegato cosa potrebbe succedere con la nuova soglia nell'articolo sul forfettario a 100.000 euro con la Manovra 2027.

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Vuoi sapere quanto accantonare sul tuo caso reale?

Le percentuali di questa guida sono stime. Il tuo importo dipende dal codice ATECO, dalla gestione INPS, dall'anno di attività e da quanto hai già versato. Allo Studio STF & Partners di Saronno calcoliamo con te la cifra da mettere da parte ogni mese e il piano di versamenti per giugno e novembre, così il secondo anno non ti coglie impreparato.

Prima, puoi fare una stima in autonomia con il nostro calcolatore RAL e partita IVA. Poi contattaci per una verifica personalizzata.

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