Il tetto del regime forfettario potrebbe salire da 85.000 a 100.000 euro nel 2027, ma per ora è solo un'ipotesi: non esiste ancora un testo approvato e il Governo deve prima fare i conti con l'Europa.
In questa guida trovi cosa prevede oggi il regime, cosa cambierebbe se il limite salisse e perché la partita è tutt'altro che chiusa. Ti mostro anche come capire se il forfettario ti conviene davvero. E c'è una scadenza che riguarda molti forfettari e passa quasi inosservata: la trovi più avanti.
Cosa prevede oggi il regime forfettario?
Oggi il regime forfettario è accessibile a chi non supera 85.000 euro di ricavi o compensi in un anno. Il limite è fissato dalla legge 190/2014 e per il 2026 è stato confermato.
Le regole di base, in sintesi:
- Imposta sostitutiva al 15% sul reddito calcolato con un coefficiente di redditività, al posto di IRPEF, addizionali e IRAP.
- Aliquota al 5% per i primi cinque anni di una nuova attività, se ricorrono le condizioni previste.
- Niente IVA in fattura e niente detrazione dell'IVA sugli acquisti.
- Costi non deducibili in modo analitico: conta solo il coefficiente, non quanto spendi davvero.
Un dettaglio spesso ignorato riguarda l'uscita dal regime. Se superi gli 85.000 euro, esci dall'anno successivo. Se superi i 100.000 euro, esci già nell'anno in corso.
È proprio questo secondo numero che crea confusione: il 100.000 compare già oggi nelle regole, ma con un ruolo diverso da quello di cui si discute per il 2027.
Cosa cambierebbe con il limite a 100.000 euro?
Se l'ipotesi diventasse legge, potrebbero restare nel regime anche le partite IVA con ricavi tra 85.000 e 100.000 euro, oggi destinate al regime ordinario. L'aliquota resterebbe quella attuale: 15%, o 5% per i primi anni di attività.
L'idea è stata rilanciata dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti l'8 settembre, durante un evento della Lega a Roma, insieme a una proposta di flat tax sugli aumenti di stipendio dei giovani. Chi si trova vicino alla soglia, tra professionisti e piccoli imprenditori, sarebbe il primo a beneficiarne.
Ma a che punto siamo davvero? Al 14 ottobre 2026 non c'è un testo definitivo. Il disegno di legge di Bilancio non è ancora arrivato in Consiglio dei ministri e le fonti specializzate parlano di una misura ancora non definita. Il Documento programmatico di finanza pubblica, approvato il 2 ottobre, lascia poco spazio di deficit: ogni novità fiscale richiederà coperture integrali.
Se oggi fatturi vicino agli 85.000 euro, la domanda concreta è se ti conviene restare o cambiare regime. Puoi chiedere una simulazione sul tuo caso a Studio STF (02 868 820 44), prima che le regole siano definitive.
Perché l'Europa è il vero ostacolo ai 100.000 euro?
Il problema non è solo politico o di bilancio: è l'IVA. Il forfettario è collegato alla franchigia IVA per le piccole imprese, regolata a livello europeo. La direttiva UE 2020/285, applicabile dal 1° gennaio 2025, fissa per la franchigia nazionale un tetto di 85.000 euro, che è proprio il limite italiano.
Per questo Giorgetti ha spiegato che per estendere la soglia serve un confronto con l'Europa. Senza un via libera di Bruxelles, i 100.000 euro non possono essere decisi in autonomia.
C'è poi un equivoco da chiarire. I 100.000 euro previsti dalla disciplina europea riguardano il regime transfrontaliero delle piccole imprese e misurano il volume d'affari complessivo nell'Unione. Non sono una soglia che ogni Stato può applicare alla propria franchigia nazionale.
Senza l'ok dell'UE, l'aumento potrebbe valere solo per le imposte dirette. In quel caso, chi fattura tra 85.000 e 100.000 euro dovrebbe comunque applicare l'IVA in fattura, con una gestione contabile più complessa.
In sintesi, gli scenari possibili sono tre:
- Via libera europeo: il tetto sale a 100.000 euro, sia per l'imposta sostitutiva sia per l'IVA.
- Aumento solo per le imposte dirette: imposta al 15% fino a 100.000 euro, ma IVA in fattura oltre gli 85.000.
- Nessuna modifica: il limite resta a 85.000 euro anche nel 2027.
Quale dei tre si realizzerà lo dirà il testo della legge. Fino ad allora conviene ragionare per scenari, non per certezze.
Qual è la scadenza che molti forfettari rischiano di perdere?
È questa: dal 1° gennaio 2027 scende la soglia di reddito per chi ha una partita IVA forfettaria e, insieme, uno stipendio o una pensione.
Oggi chi ha percepito nell'anno precedente redditi da lavoro dipendente o da pensione può accedere al regime fino a 35.000 euro. È un innalzamento temporaneo, in vigore da due anni. Dal 2027, salvo proroga, si torna al limite ordinario di 30.000 euro.
Le conseguenze per chi supera i 30.000 euro:
- perde il diritto alla flat tax;
- passa all'IRPEF per scaglioni;
- gestisce IVA e ritenute con le regole ordinarie;
- non può più aderire al regime, se parte da quel livello di reddito.
Una nuova conferma dei 35.000 euro non è esclusa, ma costerebbe oltre 220 milioni di euro e va inserita in una manovra con pochi margini. Se sei dipendente o pensionato con una partita IVA, controlla adesso dove ti collochi.
Se stai valutando se mantenere lo stipendio o puntare sulla partita IVA, puoi confrontare il netto nei due casi con il calcolatore RAL e partita IVA di Studio STF, aggiornato ai parametri 2026.
Cos'altro si discute nella Manovra?
Le altre ipotesi che riguardano autonomi e professionisti, tutte ancora da confermare:
- IRPEF: estendere l'aliquota del 33% fino a 60.000 euro, contro gli attuali 50.000. Riguarderebbe chi esce dal forfettario o non ci è mai entrato, e il costo stimato oscilla tra 2 e 2,5 miliardi di euro.
- Cedolare secca al 21% sugli affitti di negozi, per le persone fisiche e con limiti di superficie.
- Flat tax al 5% sugli aumenti di stipendio degli under 35.
Forfettario o regime ordinario: a chi conviene davvero?
Alzare il tetto non rende il forfettario conveniente per tutti. Il motivo è semplice: nel regime forfettario le spese reali non contano, conta solo il coefficiente di redditività. Chi ha costi alti paga imposte su un reddito più alto di quello vero.
Due esempi semplificati, con ricavi di 95.000 euro (cioè nella fascia che il nuovo limite farebbe entrare):
| Caso | Forfettario (15%) | Regime ordinario | Conviene |
|---|---|---|---|
| Professionista, coefficiente 78%, costi reali 15.000 € | 11.115 € | 26.600 € | Forfettario, circa 15.500 € in meno |
| Commerciante, coefficiente 40%, costi reali 80.000 € | 5.700 € | 3.450 € | Ordinario, circa 2.250 € in meno |
Come sono stati calcolati:
- Forfettario: ricavi × coefficiente × 15%. Nel primo caso 95.000 × 78% × 15%; nel secondo 95.000 × 40% × 15%.
- Ordinario: IRPEF sul reddito reale (ricavi meno costi), con scaglioni 23% fino a 28.000 euro, 33% fino a 50.000 euro, 43% oltre.
Sono esempi didattici: non includono addizionali, contributi previdenziali, detrazioni né l'IVA. Nel caso reale il risultato può cambiare, anche di parecchio.
Per provare con i tuoi ricavi, le tue spese e il tuo codice ATECO, usa il calcolatore del netto in partita IVA: restituisce una stima, non un calcolo definitivo.
La regola pratica è questa: il forfettario premia chi ha pochi costi rispetto ai ricavi, l'ordinario chi ha molti costi da dedurre. Se ti trovi nel mezzo, serve un calcolo sul tuo caso.
Cosa fare adesso, prima che la legge sia approvata?
Finché non c'è un testo ufficiale, la scelta migliore è prepararsi senza agire d'impulso:
- Controlla i ricavi 2026: se sei vicino agli 85.000 euro, sapere dove arriverai a fine anno cambia le scelte.
- Verifica la soglia dei 30.000 euro: se sei dipendente o pensionato con partita IVA, confronta il tuo reddito con il limite che potrebbe tornare in vigore dal 1° gennaio 2027.
- Rifai il calcolo di convenienza con i costi reali, come negli esempi sopra: puoi farlo con il calcolatore RAL e partita IVA di Studio STF, che stima il netto nei due regimi.
- Non cambiare regime sull'onda di un'ipotesi: uscire dal forfettario e rientrarci ha regole e tempi precisi, da valutare caso per caso.
- Segui il testo della Legge di Bilancio: la discussione parlamentare si chiuderà entro fine anno e questo articolo sarà aggiornato con le misure definitive.
Una decisione presa oggi su una norma che non esiste ancora può costare più di un'attesa di qualche settimana.
Vuoi sapere se il forfettario ti conviene? Parlane con Studio STF
Il limite a 100.000 euro è una possibilità, non una certezza. Quello che puoi fare oggi è capire dove ti collochi: quanto fatturi, quanto spendi davvero, se hai anche uno stipendio o una pensione e quale regime ti costa meno.
Studio STF, studio commercialista a Saronno, offre consulenza fiscale e societaria a imprese, professionisti e privati. Può prepararti una simulazione di convenienza tra forfettario e regime ordinario sul tuo caso, e aggiornarla quando la legge sarà definitiva.
Per un confronto puoi contattare Studio STF a Saronno al numero 02 868 820 44 oppure scrivere a info@studiostf.net.