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100.000 € di RAL o Partita IVA: quanto resta netto?

Conviene di più 100.000 € di RAL o 100.000 € di partita IVA? È una delle domande che ci sentiamo rivolgere più spesso da professionisti e dipendenti che valutano un cambio di rotta. La risposta breve è che, a parità di cifra, i due importi non producono lo stesso netto: una RAL da dipendente e dei compensi da libero professionista seguono regole contributive e fiscali diverse.

In questo articolo mettiamo a confronto tre scenari concreti — dipendente con RAL da 100.000 €, partita IVA ordinaria con 100.000 € di compensi e partita IVA ordinaria con 120.000 € — per capire quanto resta davvero in tasca e quanto deve fatturare una partita IVA per avvicinarsi al netto di un dipendente. E per renderlo immediato, trovi un calcolatore interattivo in cui inserire i tuoi importi.

Calcola subito il tuo netto

Inserisci la tua RAL e i tuoi compensi: il calcolatore stima contributi, IRPEF e netto annuo e mensile nei due regimi, mettendoli a confronto.

Simulatore Studio STF & Partners

Quanto ti resta davvero in tasca?

Inserisci la RAL da dipendente e i compensi da partita IVA (regime ordinario, Gestione Separata INPS) e confronta il netto stimato. Stima 2026 semplificata — per il tuo caso reale serve una valutazione personalizzata.

Dipendente
Lavoro dipendente · RAL
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/ mese (su 12)
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Trattieni il del lordo
Partita IVA ordinaria
Gestione Separata INPS
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Il confronto considera la partita IVA in regime ordinario (compensi oltre 85.000 €); sotto tale soglia si applicherebbe il regime forfettario, con tassazione e contributi diversi. Stima indicativa basata su una simulazione lineare 2026: IRPEF a scaglioni (23% fino a 28.000 €, 35% da 28.001 a 50.000 €, 43% oltre 50.000 €) calcolata sull'imponibile al netto dei contributi. Non considera addizionali regionali/comunali, detrazioni da lavoro dipendente, deduzioni personali, welfare, tredicesima, casse private né altri elementi. I valori non sostituiscono una valutazione professionale personalizzata.

Perché 100.000 € di RAL e 100.000 € di partita IVA non sono la stessa cosa

Una RAL da 100.000 € è il lordo annuo riconosciuto a un lavoratore dipendente. Una partita IVA da 100.000 €, invece, parte da compensi professionali che vanno poi ridotti da contributi previdenziali e imposte.
Nel regime ordinario si applica l'IRPEF a scaglioni, che oggi prevede il 23% fino a 28.000 €, il 35% da 28.001 a 50.000 € e il 43% oltre 50.000 €. Un dettaglio decisivo: oltre 85.000 € il regime forfettario non è più applicabile, quindi a questi livelli il confronto va fatto necessariamente con una partita IVA in regime ordinario. Per questo il simulatore qui sopra parte da 85.000 €: sotto quella soglia il forfettario cambia completamente tassazione e contributi.
Confrontare due importi uguali senza fare i conti corretti porta a conclusioni sbagliate: il lordo può sembrare identico, ma il netto finale cambia in modo sensibile.

Le ipotesi del confronto

Per un confronto chiaro usiamo una simulazione lineare:

  • un lavoratore dipendente con RAL da 100.000 €;
  • un professionista senza cassa privata, iscritto alla Gestione Separata INPS, con 100.000 € di compensi (aliquota 2026 al 26,07%);
  • lo stesso professionista con 120.000 € di compensi, per vedere se una soglia più alta avvicina il confronto.

Per il dipendente usiamo una simulazione standard, senza addizionali regionali e comunali, detrazioni particolari, welfare o bonus: il netto reale può quindi variare in base alla situazione concreta.

Simulazione: dipendente con RAL da 100.000 €

Su una RAL di 100.000 €, con un'incidenza contributiva a carico del lavoratore del 9,19%, i contributi ammontano a circa 9.190 €. L'imponibile IRPEF scende quindi a circa 90.810 €. Applicando gli scaglioni, l'imposta teorica è di circa 31.688,30 €. Il netto annuo stimato si colloca intorno a 59.121,70 €, pari a circa 4.926,81 € su 12 mensilità (o 4.547,82 € su 13).

Simulazione: partita IVA ordinaria con 100.000 € di compensi

Con 100.000 € di compensi e contributi al 26,07%, il peso previdenziale è di circa 26.070 €. Il reddito residuo scende a circa 73.930 €; su questo importo l'IRPEF teorica è di circa 24.429,90 €. Il netto annuo stimato è quindi di circa 49.500,10 €, pari a circa 4.125 € al mese su 12 mesi.

Simulazione: partita IVA ordinaria con 120.000 € di compensi

Qui arriva la domanda pratica più utile: 100.000 € di compensi bastano per avvicinare una RAL da 100.000 €? In questa simulazione, no. Con 120.000 € di compensi e contributi al 26,07%, il carico previdenziale sale a circa 31.284 € e il reddito residuo a circa 88.716 €. L'IRPEF teorica è di circa 30.787,88 € e il netto annuo arriva a 57.928,12 € (circa 4.827,34 € al mese): molto vicino al dipendente, ma ancora leggermente sotto.

Il costo azienda del dipendente: l'altra faccia del confronto

C'è un aspetto spesso sottovalutato. Per un'impresa il costo di un dipendente non coincide con la sola RAL: si aggiungono i contributi a carico del datore di lavoro e altri oneri indiretti. Un dipendente con RAL da 100.000 € costa quindi all'azienda ben più di 100.000 €.
Ed è qui che il confronto cambia prospettiva. Un professionista con buone competenze e potere contrattuale può ragionare su compensi anche superiori alla RAL "equivalente", perché il parametro corretto non è lo stipendio lordo, ma il costo complessivo sostenuto dall'azienda. La domanda giusta diventa quindi: quanto deve fatturare una partita IVA per essere confrontata in modo realistico con il costo pieno di un dipendente?

Cosa conviene davvero

Sul puro numero, in questa simulazione il dipendente da 100.000 € di RAL arriva a circa 59.122 € netti, la partita IVA da 100.000 € si ferma a circa 49.500 €, e quella da 120.000 € sale a circa 57.928 €. Quindi 100.000 € di compensi non bastano a pareggiare una RAL da 100.000 €: serve fatturare di più, e già a 120.000 € il confronto si fa vicino.
Ma fermarsi al netto sarebbe riduttivo. Il lavoro dipendente offre stabilità, TFR, ferie, malattia e meno esposizione al rischio. La partita IVA offre autonomia, flessibilità, spazio di crescita e più libertà nel negoziare il compenso. La scelta dipende dal settore, dalla continuità del lavoro, dal potere contrattuale e dagli obiettivi. Per impostare correttamente la posizione previdenziale e fiscale è utile farsi seguire: dalla scelta del regime alla gestione della contabilità, passando per la consulenza fiscale e quella del lavoro.

Domande frequenti

Meglio 100.000 € di RAL o 100.000 € di partita IVA?

Sul solo netto, in questa simulazione il dipendente con RAL da 100.000 € (circa 59.122 € netti) risulta più forte della partita IVA ordinaria con 100.000 € di compensi (circa 49.500 € netti). Ma la valutazione completa deve considerare anche tutele, stabilità e autonomia.

Quanto deve fatturare una partita IVA per pareggiare una RAL da 100.000 €?

In questa simulazione servono compensi intorno ai 120.000 € (circa 57.928 € netti) per avvicinarsi al netto del dipendente. La soglia esatta dipende dalla cassa previdenziale e dalla situazione personale.

Sopra 85.000 € si può restare in regime forfettario?

No. Superata la soglia di 85.000 € di ricavi/compensi il forfettario non è più applicabile e si passa al regime ordinario, con IRPEF a scaglioni. Per questo il confronto a 100.000 € si fa sempre sull'ordinario.

Quali aliquote IRPEF si applicano?

Gli scaglioni considerati sono 23% fino a 28.000 €, 35% da 28.001 a 50.000 € e 43% oltre 50.000 €, calcolati sull'imponibile al netto dei contributi.

La partita IVA paga più contributi del dipendente?

In percentuale spesso sì: nella simulazione il professionista in Gestione Separata versa il 26,07% dei compensi, mentre al dipendente è imputato il 9,19% (il resto dei contributi è a carico del datore di lavoro).

Il netto della simulazione è quello reale?

No: è una stima semplificata e standardizzata, utile come orientamento. Il netto reale dipende da detrazioni, addizionali, deduzioni e dalla situazione specifica, e va calcolato caso per caso.

Vuoi il confronto sul tuo caso reale?

Le simulazioni danno un orientamento, ma la scelta tra dipendente e partita IVA — e tra forfettario e ordinario — si fa sui tuoi numeri. Lo Studio STF & Partners affianca professionisti, neo-partite IVA e aziende a Saronno e in tutto il Saronnese (Solaro, Caronno Pertusella, Cislago, Gerenzano, Origgio, Cogliate e dintorni). Contattaci per una simulazione personalizzata — Via Parini 19/A, Saronno (VA) · 02 86882044.
Articolo a cura dello Studio STF & Partners — Dottori Commercialisti e Consulenti del Lavoro, Saronno. Contenuto a scopo informativo, aggiornato al 2026; non sostituisce una consulenza personalizzata.

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Decreto Lavoro 2026: novità per aziende e assunzioni

Gentile Cliente,
con la presente si fornisce una sintesi delle principali novità introdotte dal Decreto Lavoro 30 aprile 2026 n. 62, in vigore dal 1° maggio 2026, attualmente in fase di conversione.

1. Incentivi alle assunzioni (anno 2026)

Bonus donne
Previsto un esonero contributivo totale per le assunzioni a tempo indeterminato di donne, a condizione che alla data dell’assunzione siano:

  • prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi,
    oppure
  • prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 12 mesi e appartenenti alle categorie di “lavoratore svantaggiato” ai sensi del Reg. UE n. 651/2014.

Caratteristiche principali:

  • incentivo fino a 650 euro mensili (800 euro per ZES Mezzogiorno);
  • durata massima: 24 mesi (ridotta a 12 mesi per i soggetti rientranti tra i lavoratori svantaggiati);
  • applicabile solo a contratti a tempo indeterminato.

Bonus giovani (under 35)

Esonero contributivo per assunzioni a tempo indeterminato di soggetti che alla data dell’assunzione:

  • non hanno compiuto 35 anni, e
  • sono:

-privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi,
oppure
-privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 12 mesi e appartenenti alle categorie di lavoratori svantaggiati (Reg. UE n. 651/2014).

Caratteristiche principali:

  • incentivo fino a 500 euro mensili (650 euro nel Mezzogiorno);
  • durata massima: 24 mesi (12 mesi per soggetti svantaggiati);
  • esclusi dirigenti, apprendisti e lavoro domestico.

Bonus ZES (over 35 – Mezzogiorno)

Per aziende fino a 10 dipendenti che assumono lavoratori:

  • con almeno 35 anni di età,
  • disoccupati da almeno 24 mesi.

Incentivo alla stabilizzazione (trasformazioni TD → TI)

Esonero contributivo per datori di lavoro che trasformano rapporti a termine in contratti a tempo indeterminato.

Requisiti dei lavoratori:

  • età inferiore a 35 anni;
  • lavoratori che non sono mai stati occupati a tempo indeterminato;
  • rapporto a termine con durata non superiore a 12 mesi alla data della trasformazione.

Caratteristiche dell’incentivo:

  • esonero contributivo fino a 500 euro mensili;
  • durata massima: 24 mesi;
  • applicabile alle trasformazioni effettuate tra 01.08.2026 e 31.12.2026.

Condizioni comuni agli incentivi:

  • incremento occupazionale netto;
  • assenza di licenziamenti nei 6 mesi precedenti nella stessa unità produttiva;
  • non cumulabilità con altri esoneri contributivi.

2. Nuove regole sul salario (“salario giusto”)

Il decreto stabilisce che:

  • la retribuzione deve essere almeno pari al trattamento economico complessivo (TEC) previsto dal CCNL di riferimento;
  • tale requisito è condizione necessaria per accedere agli incentivi.

3. Obblighi informativi per i datori di lavoro

Sono introdotti nuovi obblighi:

  • indicazione del CCNL applicato con codice alfanumerico unico:
    -nel contratto/lettera di assunzione;
    -nella busta paga;
  • obbligo di indicare nel SIISL:
    -CCNL applicato;
    -retribuzione correlata al livello.

4. Rinnovo dei CCNL

  • Obbligo di garantire continuità economica dalla scadenza dei contratti;
  • in caso di mancato rinnovo entro 12 mesi:
  • adeguamento automatico delle retribuzioni pari al 30% dell’IPCA.

5. Lavoro tramite piattaforme digitali

  • possibile presunzione di subordinazione se sussistono poteri di controllo anche algoritmico;
  • nuovi obblighi di trasparenza e comunicazione dati;
  • rafforzamento tutele per i rider (LUL, formazione, identificazione digitale).

6. Raccomandazioni operative

Si consiglia di:

  • verificare immediatamente il corretto CCNL applicato e il livello retributivo;
  • valutare l’utilizzo degli incentivi nelle nuove assunzioni;
  • verificare i requisiti soggettivi dei lavoratori prima dell’applicazione degli sgravi;
  • aggiornare lettere di assunzione e cedolini paga.

7. Supporto dello Studio

Lo Studio resta a disposizione per:

  • verifica requisiti e simulazione incentivi;
  • aggiornamento documentazione aziendale;
  • assistenza in fase di assunzione e gestione del personale.

Conclusione

Le novità introdotte dal Decreto Lavoro 2026 richiedono alle imprese un’attenzione immediata, sia nella gestione delle nuove assunzioni sia nella corretta applicazione degli obblighi retributivi e informativi. Incentivi, verifica del CCNL applicato, adeguamento della documentazione del personale e controllo dei requisiti soggettivi dei lavoratori sono aspetti che non possono essere affrontati in modo approssimativo, soprattutto in una fase in cui il decreto è già efficace ma potrà ancora subire modifiche in sede di conversione.
Per questo è fondamentale che ogni datore di lavoro valuti tempestivamente il proprio assetto organizzativo e retributivo, così da cogliere le opportunità previste dal decreto e ridurre il rischio di errori, contestazioni o perdita dei benefici contributivi. Se vuoi verificare come applicare correttamente le novità del D.L. 62/2026 alla tua azienda, Studio STF è a disposizione per offrirti supporto operativo e consulenza del lavoro. Lo Studio ha sede a Saronno ed è contattabile al numero 02 868 820 44, via mail a info@studiostf.net o sul nostro sito.